Manuale semiserio per anime sovraccariche e marciapiedi troppo stretti
Anima bella, lo saprai… ci sono giornate in cui ti svegli e ti senti… storta.
Non in modo tragico eh: proprio leggermente decentrata, come quando il GPS non capisce in che direzione stai andando e gira la mappa all’impazzata. Solo che la mappa sei tu.
E allora comincia la grande, eterna, planetaria saga del “non sto facendo abbastanza”.
Non sto meditando abbastanza.
Non sto manifestando abbastanza.
Non sto ascoltando abbastanza.
Non sto producendo abbastanza.
Non sto, non sto, non sto.
Benvenuta nella spiritualità metropolitana: dove cerchi l’illuminazione, ma intanto devi anche pagare la bolletta, rispondere ai messaggi WhatsApp e capire chi diamine ha preso il tuo yogurt dal frigo del lavoro.
La verità è che viviamo dentro un paradosso: vogliamo essere anime luminose… e allo stesso tempo umani programmati con il timer del microonde. Siamo creature ponte: con un chakra radicato nella terra e una notifica di Instagram nella corona.
E allora nasce quella strana sensazione che conosci benissimo: la sensazione di non essere abbastanza evoluta, abbastanza consapevole, abbastanza centrata, abbastanza “spiritual chic” da fare parte del club delle anime che sembrano avere tutto in ordine: quelle che postano il tè fumante accanto al diario perfettamente aperto (mai una macchia!), mentre tu hai appena rovesciato il caffè sulla tovaglietta presa all’IKEA nel 2017.
Ma senti qui una cosa, detta piano-piano, come si dicono certe verità importanti:
La spiritualità non è una prestazione. È un posto dove tornare. E quel posto, spesso, è sorprendentemente ordinario. Non si trova in un ritiro di gruppo in una villa toscana con musica di sottofondo a 432 Hz (ma se vuoi andarci, vai pure, ti ci porto volentieri con le parole attraverso il podcast che sto registrando).
Si trova nelle piccole fessure della tua giornata: nel modo in cui respiri dopo una notifica che ti ha irritato, nel modo in cui scegli di non rispondere subito, nel modo in cui ascolti il corpo che ti chiede di rallentare, nel modo in cui accetti che “oggi è così”. E sai cosa? A volte, il gesto più spirituale che puoi fare è… non fare niente.
Non meditare.
Non cercare di manifestare quell’evento specifico.
Non guarire te stessa o qualcuno.
Non trasformare.
Non ottimizzare.
Solo stare lì, viva, presente, con tutta la tua imperfetta perfezione umana.
Che poi, diciamola tutta: chi l’ha detto che per evolvere bisogna apparire sempre raggiante?
Io dico che l’evoluzione a volte indossa i leggings, mangia pane, olio e sale, in piedi e guarda la lavatrice che gira con i vestiti sporchi che sbattono da una parte all’altra.
L’anima non è un progetto: sei tu. E spesso è molto più paziente con la tua personalità di quanto tu lo sia con te stessa.
Quindi oggi, se ti va, fai questo piccolo esperimento mistico:
concediti di non essere abbastanza.
Rilassati dentro la tua incompletezza temporanea.
Lascia che sia.
Lascia che scorra.
Lascia che si assesti da sola — perché lo farà.
E ricordati:
a volte la vera alchimia non è diventare oro. È accorgerti che sei già luce.
Con amore,
Romina

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